CHE COS'È LA FIABA POPOLARE


LA TRADIZIONE ORALE

La fiaba è stata tramandata solo a voce, di generazione in generazione, per lunghi secoli.
Chi narrava le fiabe spesso le modificava o mescolava gli episodi di una fiaba con quelli di un'altra: in questo modo, talvolta, dava origine ad una nuova fiaba.

L'AMBIENTE POPOLARE
Le fiabe hanno un'origine popolare; descrivono la vita della povera gente, le sue credenze, le sue paure, il suo modo di immaginarsi i re e i potenti.
Le fiabe venivano raccontate da contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle.
Solo nel nostro secolo le fiabe sono state considerate come racconti per bambini: prima, invece, rappresentavano un divertimento anche per gli adulti ed avevano grande importanza per la vita della comunità.

LE CARATTERISTICHE
Tutte le fiabe del mondo si assomigliano. In tutte, le fiabe infatti:

  • l'epoca e i luoghi sono indicati genericamente.
    Si dice: "C'era una volta...", "In un paese lontano..." ma non si dice né quando né dove.
  • si presentano fatti impossibili e personaggi inverosimili
    Molti fatti narrati possono accadere solo per magia; molti personaggi non possono esistere nella realtà.
  • non si descrivono i personaggi
    Si indica solo la categoria a cui appartengono i personaggi; si dice, per esempio, se sono belli o brutti, contadini o re, poveri o ricchi...
  • si presenta un mondo sempre diviso in due
    I personaggi o sono buoni o sono cattivi, o furbi o scemi: non ci sono vie di mezzo; nei litigi la ra-gione sta solo da una parte.
  • si presentano dei motivi ricorrenti
    In una fiaba si trovano spesso dei motivi, cioè degli episodi o degli elementi, che sono presenti . anche in tante altre fiabe (es. la casetta nel bosco, l'audacia del fratello più piccolo...).
  • c'è sempre un lieto fine
    I buoni e i coraggiosi vengono premiati, le ragazze povere diventano principesse, i giovani umili ma audaci salgono sul trono.
  • c'è sempre una morale
    Nelle fiabe c'è una morale, anche se non è espres-sa chiaramente come nelle favole.
    Le fiabe insegnano a rispettare gli anziani e la famiglia, ad onorare le autorità, ad essere coraggiosi per migliorare la propria condizione.

IL LINGUAGGIO
Il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo: è semplice e un po' sgrammaticato, ricco di modi di dire e di formule popolari.

  • gli errori di grammatica.
    "A me questa storia mi piace poco…"
  • il discorso diretto
    Le battute del dialogo permettevano al narratore di cambiare voce, di tener desta l'attenzione di chi ascoltava.
  • le ripetizioni
    "Cammina cammina. ..", "Cerca; cerca, ..."
  • le triplicazioni
    Raccontare tre volte lo stesso fatto, con poche varianti, aveva lo scopo di allungare la storia, di renderla più chiara, di prolungare la sensazione del mistero.
  • le formule d'inizio e di chiusura
    "C'era una volta..." "In un paese lontano..."
    "Così visse felice contento..."
    " le formule magiche
    "Apriti Sesamo", "Quaquà! Attaccati là!"
  • le filastrocche
    "Ucci ucci / qui c'è puzza di cristianucci / o ce n'è o ce n'è stati./ o ce n'è di rimpiattati".

I TRASCRITTORI DI FIABE
Per lungo tempo le fiabe popolari furono solo tra-mandate oralmente; poi alcun studiosi e scrittori le raccolsero dalla viva voce del popolo e le trascrisse-ro, cercando di conservare le caratteristiche del lin-guaggio parlato.
Fra le trascrizioni più conosciute di fiabe popolari ci sono:

  • le fiabe di ambiente arabo, raccolte in Le Mille e una notte (centinaia di racconti, tradotti in Italia nel XVIII sec.).
  • le fiabe tedesche riscritte dai fratelli Jakob e Wihelm Grimm (nel XIX sec.).
  • le fiabe russe riscritte da Aleksandr N, Afanasjev (nel XIX sec.)
  • le fiabe italiane, tradotte in italiano, da trascrizioni dialettali già esistenti, da Italo Calvino (nel 1956).